Le fratture da stress sono piccole lesioni dell’osso che si sviluppano generalmente in seguito a sollecitazioni ripetute e prolungate nel tempo. Sono frequenti soprattutto tra chi pratica attività sportiva, ma possono interessare anche persone che sottopongono improvvisamente l’apparato muscolo-scheletrico a carichi maggiori rispetto a quelli abituali.
Ne parliamo con il dott. Gabriele Sorini, ortopedico del Centro Chirurgico Toscano, per capire come riconoscere le fratture da stress, quali sono i principali fattori di rischio e quali possibilità terapeutiche sono oggi disponibili.
Dottore, che cosa sono le fratture da stress e in che cosa si differenziano dalle fratture causate da un trauma?
Le fratture da stress iniziano come piccole crepe dell’osso, generalmente monocorticali, e si presentano quindi come fratture incomplete. Nella loro definizione più propriamente detta si inseriscono in un quadro caratterizzato dall’assenza di patologie concomitanti, anche se si tratta di eventi relativamente rari, riscontrati soprattutto nei giovani atleti professionisti.
Sono causate da sovraccarico funzionale e sollecitazioni ripetute e prolungate nel tempo. È però importante studiarle attentamente, perché in alcuni casi possono essere associate ad altre condizioni patologiche che devono essere indagate, come osteoporosi, neoplasie o malattie metaboliche.
Quali sono le cause principali delle fratture da stress e quali persone sono maggiormente a rischio?
Tra le attività maggiormente associate alle fratture da stress troviamo quelle di durata: tra le categorie più a rischio ci sono innanzitutto maratoneti e corridori. Possono però essere interessati anche coloro che praticano sport nei quali la prestazione agonistica è relativamente breve, ma la preparazione richiede la ripetizione di gesti sotto carico e salti, come ballerini, saltatori, ginnasti e giocatori di basket.
Un’altra categoria a rischio è rappresentata dai canoisti, che eseguono ripetutamente movimenti a catena cinetica chiusa, comprimendo l’arto inferiore e il bacino, così come dai militari sottoposti a lunghi periodi di marcia.
Va infine sottolineata una maggiore incidenza nel sesso femminile, nel quale le alterazioni ormonali possono più facilmente creare condizioni predisponenti alle fratture da stress.
Quali sono le ossa maggiormente interessate dalle fratture da stress?
La maggior parte dei casi coinvolge gli arti inferiori e, in particolare, le ossa del piede. Le fratture da stress possono però interessare anche la tibia, il femore, il bacino e la colonna vertebrale. In generale, quindi, sono maggiormente coinvolte le ossa sottoposte a carico.
Quali sintomi devono far sospettare una frattura da stress e quando è opportuno rivolgersi all’ortopedico?
Il dolore rappresenta il primo campanello d’allarme. Può essere accompagnato da edema e gonfiore e, in alcuni casi, anche da deformità legate alla formazione di callo osseo in corrispondenza delle lesioni corticali.
Come viene diagnosticata una frattura da stress? È sempre visibile con una normale radiografia?
La radiografia rappresenta il primo esame da effettuare. Se il risultato lascia dei dubbi, si passa solitamente alla risonanza magnetica. Parallelamente, l’ortopedico deve valutare l’eventuale presenza di patologie concomitanti che possano interessare il metabolismo o la struttura dell’osso.
Come si curano le fratture da stress e quali sono generalmente i tempi di recupero?
Il primo passo è il riposo dal carico e dal gesto che ha determinato l’insorgenza della frattura. In base alla sede e all’osso interessato, il trattamento può comprendere fisioterapia, terapie fisiche oppure, in alcuni casi, l’intervento chirurgico. Quest’ultima possibilità riguarda soprattutto determinati segmenti ossei lunghi ed è generalmente meno frequente.
È inoltre importante intervenire sugli eventuali squilibri alla base dei fattori di rischio, per esempio di natura ormonale, idroelettrolitica o nutrizionale.
Quando una frattura da stress può richiedere un intervento chirurgico e quali sono le possibilità di trattamento?
Dipende dalla sede, dalle dimensioni della frattura e dalle eventuali patologie concomitanti. Non esiste una frattura identica a un’altra: ogni caso deve essere correttamente indagato per individuare il trattamento più appropriato per il singolo paziente.
Dopo una frattura da stress, quando è possibile tornare all’attività sportiva e cosa si può fare per ridurre il rischio che il problema si ripresenti?
I tempi dipendono dalla gravità del danno. In linea generale, il recupero da una frattura da stress può richiedere tempi simili a quelli di una frattura traumatica classica, indicativamente circa 5-6 settimane. Anche se la superficie interessata dalla lesione può essere minore, sono infatti necessarie terapie mirate e un adeguato percorso riabilitativo, che può comprendere anche terapie fisiche, come i campi elettromagnetici pulsati.
È inoltre importante ripristinare un corretto equilibrio ormonale ed elettrolitico, quando necessario, così da permettere al paziente di tornare in sicurezza alla pratica sportiva o alla precedente attività lavorativa.
Durante il recupero il paziente può essere indirizzato verso attività come nuoto o bicicletta, utili per recuperare e mantenere il tono muscolare